Matrimonio a Bologna: Maria Giulia e Giovanni a Palazzo di Cuzzano
Dall’Antoniano alle colline di Savigno
Maria Giulia e Giovanni si sono sposati a Bologna, all’Antoniano, in uno di quei giorni di luglio in cui controlli il meteo più spesso di WhatsApp e, dopo il quarto aggiornamento, capisci che tanto farà esattamente quello che vuole. Per un fotografo di matrimonio a Bologna questa, di questi tempi, non è nemmeno una grande novità: si parte con un piano A e con un piano B, e poi si vede chi dei due ha più voglia di collaborare.
Quel giorno il meteo ha scelto di partecipare parecchio. Dopo la cerimonia siamo saliti verso Palazzo di Cuzzano, vicino a Savigno, una location immersa nelle colline bolognesi dove era previsto il ricevimento e dove, nel giro di poco, è diventato evidente che la cena all’aperto avrebbe richiesto più fede del previsto. Così è entrato in scena il piano B, quello vero, non quello che si cita tanto per tranquillizzare gli sposi: cena all’interno e via, senza tragedie, senza facce lunghe e soprattutto senza trasformare il matrimonio in una riunione operativa sulla meteorologia.
Viviana Fabbri aveva organizzato la giornata, Orticalab si era occupata dei fiori e degli allestimenti, Phanteon Service delle luci e Per Te Catering del banchetto nuziale, e mentre tutti facevano quello che dovevano fare io ho fatto esattamente la cosa che faccio quasi sempre durante un reportage di matrimonio: ho aspettato che succedesse qualcosa.
Un reportage di matrimonio a Palazzo di Cuzzano
Prima di cena ho portato Maria Giulia e Giovanni nel giardino di Palazzo di Cuzzano per qualche fotografia di coppia. Pochi minuti, nessuna fuga verso campi lontani, nessun safari fotografico da quaranta minuti mentre gli invitati si chiedono dove siano finiti gli sposi. Gli ho chiesto di camminare un pò, poi di correre, perché correre ha un grande vantaggio: rende molto complicato pensare a dove mettere le mani, a quale sia il profilo migliore e a tutte quelle cose che generalmente peggiorano una fotografia. Quando smetti di controllarti, di solito, inizi finalmente a somigliarti.
È uno dei motivi per cui amo il reportage di matrimonio: non mi interessa costruire una versione perfetta delle persone, mi interessa riconoscerle dentro quello che sta accadendo. Quel giorno con me c’era anche Lucio Zogno, fotografo e amico arrivato da Brescia come collaboratore, dettaglio non secondario perché condividere un matrimonio con qualcuno che guarda il mondo in un modo compatibile con il tuo rende tutto più semplice, oltre a ridurre drasticamente il numero di bestemmie tecniche pronunciate a mezza voce.
Fotografare un matrimonio a Bologna senza costruirlo
Poi è arrivata la sera, il temporale ha deciso di fare il suo ingresso definitivo e i balli sono partiti comunque, perché per fortuna a un certo punto di un matrimonio nessuno ha più voglia di preoccuparsi di niente.
L’abito di Maria Giulia, della stilista bolognese Cecilia Gerosa, ha fatto quello che dovrebbe fare un abito da sposa ben riuscito: ha smesso di essere un oggetto da proteggere ed è diventato parte della giornata, dei movimenti, della festa, del casino. Ed è probabilmente questo che mi interessa davvero quando fotografo un matrimonio a Bologna, in Emilia-Romagna o ovunque mi porti il lavoro: non collezionare immagini perfette, ma tenere insieme le persone, i luoghi, la luce giusta e quella sbagliata, i programmi rispettati e quelli completamente saltati.
Maria Giulia e Giovanni, l’Antoniano, Palazzo di Cuzzano, Savigno, un temporale, una corsa in giardino e una festa che è andata avanti lo stesso.
In fondo una fotografia non deve necessariamente essere costruita.
Deve semplicemente succedere
